Il GP di Spagna rappresenta
da diversi anni l’atteso primo punto di svolta per le scuderie di Formula 1,
soprattutto per quelle che hanno iniziato la stagione con il piede sbagliato, e
sperano nella massiccia dose di aggiornamenti tecnici che solitamente viene
portata a Barcellona per risollevarsi.
La gara di domenica scorsa
avrebbe dovuto portare una scossa soprattutto alla McLaren, che però non ha
risposto positivamente alle attese, ma anche, in misura minore, alla Ferrari,
chiamata a reagire dopo il passo falso del Bahrein, e alla Mercedes, sempre
alle prese con l’anomalo consumo dei pneumatici. Se per il team di Maranello la
vittoria di Alonso ha mostrato le grandi capacità della F138, per Ross Brawn e
soci la trasferta spagnola non è servita a risolvere i propri problemi. Con
meno pressione si sono invece presentate al Montmelò Lotus e Red Bull, ma c’è
da dire che i campioni del mondo hanno visto sgretolarsi, insieme alle gomme, alcune
delle certezze che hanno contraddistinto il triennio d’oro della scuderia di
Milton Keynes.
Gerarchie che peraltro,
secondo Stefano Domenicali, responsabile della Ferrari, difficilmente
cambieranno di molto con il passare dei gran premi: “Il GP di Spagna è stato a mio avviso molto importante per osservare il
salto prestazionale di ogni squadra, soprattutto perché da qui a fine luglio
non vedremo più di due o tre step importanti nello sviluppo delle macchine”.
Il motivo, subito spiegato dall’ingegnere imolese, è molto semplice: “Saremo tutti costretti a concentrarci sulla
vettura del prossimo anno, perché in quel caso se troveremo buone soluzioni i
miglioramenti non saranno di due o tre decimi, ma di due o tre secondi”.
Impossibile, con le vetture
e i motori attuali, arrivati alla fine del loro naturale ciclo di sviluppo,
ottenere aumenti consistenti delle prestazioni: “Dopo tanti anni con le stesse regole, è difficile raggiungere grandi
miglioramenti, infatti a Barcellona è sembrato quasi che si sia verificato per
tutti un passo avanti in egual misura”.
Discorso diverso per quanto
riguarda le gomme Pirelli, finite nuovamente nel ciclone dopo la non esaltante
prova offerta in Spagna, culmine di un mare di critiche arrivate già dalla
prima gara. L’azienda italiana ha fatto sapere che a partire dal GP del Canada,
in programma il 9 giugno, metterà a disposizione delle squadre pneumatici di
diversa realizzazione. Una decisione che, oltre a limitare il numero di
pit-stop, potrebbe determinare un cambiamento dei rapporti di forza fra i team,
con la Red Bull che, in difficoltà sotto questo punto di vista, più volte si è
lamentata della scarsa durata delle coperture italiane.
Federico Fadda

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