ROMA - Sono passati pochi giorni
dalla gara di Montecarlo, ma nell’ambiente della Formula 1 sta passando del
tutto in secondo piano il successo di Rosberg, offuscato dal suo stesso team, o
meglio da quanto combinato nei giorni che hanno preceduto l’evento monegasco. Tiene
ancora fortemente banco, con le polemiche che non accennano a placarsi, la
querelle riguardante il test che la Mercedes ha svolto a Barcellona, dove ha
girato per ben 1000 km allo scopo di cercare di risolvere i cronici problemi di
degrado delle gomme, provando però anche la nuova tipologia di pneumatici
prevista inizialmente per Montreal, il cui debutto è stato però rinviato alla
gara di Silverstone, in programma a fine giugno. In Canada, comunque, tutti i
team avranno modo di provare le nuove gomme.
Innanzitutto, occorre
precisare che il tipo di test cui ha preso parte la Mercedes non è vietato dal
regolamento; infatti, la Pirelli aveva ottenuto dalla FIA, all’inizio del mese
di maggio, il permesso di svolgere prove di sviluppo delle gomme con una
vettura di quest’anno. La scelta di rivolgersi alla Mercedes non è stata, molto
probabilmente, frutto del caso, dati i problemi della scuderia di Brackley
nella gestione dei pneumatici, ma fin qui non vi sarebbe stato nulla di strano
o illegale. I problemi, una volta venuto alla luce lo svolgimento di questo
test, sono nati dal fatto che la Pirelli, contravvenendo a quanto stabilito
dalla Federazione, non ha proposto agli altri team, o almeno non a tutti, di
eseguire anch’essi lo stesso tipo di prova.
Da qui la protesta, in
particolare, di Red Bull e Ferrari, forse per la prima volta d’accordo su
questioni tecniche, e la richiesta di un intervento della FIA; la conferma del
fatto che non tutti i team erano al corrente della situazione arriva dalle
parole dei diretti interessati, a cominciare dal grande consigliere della Red
Bull, Helmut Marko: “È stato chiesto
anche a noi se volevamo fare questo test, ma abbiamo rifiutato, in quanto per
noi è una chiara violazione del regolamento sportivo, che indica precisamente
quando e come si può effettuare prove”, ha dichiarato l’austriaco,
aggiungendo poi un proprio punto di vista sulla prestazione della Mercedes a
Monaco: “Siamo contrariati, quando provi
per tre giorni è normale guadagnare un secondo; sicuramente ne hanno
beneficiato, non hanno avuto problemi di gomme. Non può essere un caso”.
Ancora più dura la reazione
della Sauber, il cui fondatore Peter ha dichiarato esplicitamente di sentirsi
truffato, mentre la Williams ha fatto sapere di non essere stata messa a
conoscenza della possibilità di effettuare il test in questione, così come Lotus
e Force India. La palla passa ora nelle mani della FIA, con Ferrari e Red Bull
che, intanto, hanno già chiesto di poter fare anch’esse ciò che è stato
permesso alla Mercedes, per poter maturare lo stesso grado di conoscenza sul
funzionamento dei pneumatici. Entrambe, infatti, hanno svolto, dopo il GP del
Bahrein, un test a Barcellona, ma, interpretando alla lettera il regolamento, lo
hanno fatto utilizzando le monoposto del 2011, basate su un concetto tecnico differente
da quello attuale.
Dalla Mercedes, nel
frattempo, Niki Lauda minimizza la situazione, affermando che anche alla Red
Bull è stato proposto lo stesso test, ma non sono stati sufficientemente veloci
nell’accettarlo: “Ho scommesso con Marko
50€ che non ci sarà alcuna conseguenza per noi”, ha concluso l’austriaco.

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